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Due dipinti tra Cinquecento e Seicento dall'ex asilo Barzellotti

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il Comune di Piancastagnaio avvia la verifica sugli autori: Roncalli e Gennari

Data di Pubblicazione

08 ottobre 2026

Tipologia

Comunicato stampa

Descrizione estesa

Con l'acquisizione dell'ex asilo Barzellotti da parte del Comune di Piancastagnaio entrano nel patrimonio pubblico del paese due dipinti che la tradizione locale attribuisce a pittori di primo piano tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento: una Madonna con Bambino e angeli, riferita a Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio e datata 1586, e un Cristo crocifisso, riferito a Bartolomeo Gennari e datato 1615.

Roncalli, nato a Pomarance (PI) nel 1552 e morto a Roma nel 1626, si formò a Firenze e lavorò a Siena nella seconda metà degli anni Settanta, dove dipinse per il Duomo una pala oggi al Museo dell'Opera, prima di trasferirsi a Roma e diventare uno dei protagonisti della pittura papale, fino al grande ciclo della sacrestia di Loreto.

La Madonna di Piancastagnaio mostra un'evidente impronta beccafumiana, nel trattamento della luce e del colore, che rimanda proprio alla stagione senese del pittore. È un elemento di grande interesse, ma che pone anche una questione aperta: nel 1586 Roncalli era già a Roma da anni, e il suo linguaggio si stava allontanando da quei modelli. Bisognerà capire se la data vada riletta, collocando l'opera negli anni senesi, oppure se il dipinto appartenga a un artista della cerchia che continuò a lavorare nel solco di Beccafumi.

 

Bartolomeo Gennari, nato a Cento (FE) nel 1594 e morto a Bologna nel 1661, fu per tutta la vita collaboratore del Guercino, ne guidò la bottega e ne realizzò numerose repliche, tanto che le loro opere vengono spesso confuse. La data del 1615, quando il pittore aveva poco più di vent'anni, renderebbe il Crocifisso un raro documento della sua fase giovanile, e anche questo richiede un accertamento attento.

Per questo il Comune intende procedere con metodo: un esame diretto delle tele, alla ricerca di firme, sigle e iscrizioni; lo studio del fondo archivistico dell'asilo, conservato con l'archivio storico comunale, per ricostruire come e quando i dipinti siano arrivati a Piancastagnaio; il coinvolgimento della  Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Siena, Grosseto e Arezzo per la verifica dell'interesse culturale e per una valutazione stilistica qualificata.

 

"Queste due opere raccontano un pezzo di storia del paese che rischiava di restare chiusa in una cappella -  dichiara l'assessore alla Cultura Pierluigi Piccini - Prima di parlare di capolavori vogliamo sapere con certezza che cosa abbiamo, da dove viene e chi lo ha dipinto. Se le attribuzioni saranno confermate, Piancastagnaio potrà restituire alla comunità e ai visitatori due testimonianze significative della grande pittura tra Siena, Roma e l'Emilia. In ogni caso, lo studio di queste tele sarà l'occasione per ricostruire la storia dell'asilo e delle famiglie che lo hanno sostenuto”.

Ultima modifica: giovedì, 08 ottobre 2026

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