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Osservatorio Mormorii / Scheda stendardi

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Quattro sono gli artisti, come quattro sono le contrade di Piancastagnaio: Borgo, Castello, Coro e Voltaia.

Data di Pubblicazione

14 luglio 2026

Tipologia

News

Descrizione estesa

Ognuna di queste Contrade, simboleggia un mondo e racconta una storia propria, così come ogni artista veicola nelle proprie opere la poetica, il linguaggio e l’espressività che lo contraddistinguono. Nel corso dell’esposizione delle opere di Francesca Banchelli, Francesco Carone, Rä di Martino, Namsal Siedlecki presso la Rocca Aldobrandesca, per il progetto OSSERVATORIO. MORMORII, è stato chiesto a ciascun artista di progettare uno stendardo ispirato a una delle Contrade di Piancastagnaio, ripercorrendo la tradizione delle bandiere e dei vessilli medievali. Nella realizzazione dei disegni e nella scelta delle immagini per gli stendardi, gli artisti hanno portato i propri temi e il proprio segno stilistico e poetico, trovando poi nella realtà della Contrada valori ed elementi formali con cui stabilire una connessione. Non una reinterpretazione della Contrada, dunque, ma una risonanza, la possibilità di una pratica che evidenzia somiglianze e connessioni, nel rispetto delle reciproche identità. Gli stendardi di Francesca Banchelli, Francesco Carone, Rä di Martino e Namsal Siedlecki restano di proprietà del Comune di Piancastagnaio e sono presentati al pubblico e consegnati alle Contrade di riferimento in un momento inaugurale con le Istituzioni e i figuranti delle 4 Contrade.

 

Affidare a quattro artisti contemporanei il disegno dei nostri stendardi significa riconoscere che l’identità di una comunità non si conserva ripetendola, ma rimettendola in gioco. Le quattro Contrade entrano così in dialogo con quattro sguardi diversi, e ne escono non sostituite, ma riconosciute. Questi vessilli, che da oggi appartengono al patrimonio del Comune, sono il segno di un’alleanza tra municipalità, cittadini e imprese del territorio.

Pierluigi Piccini / Assessore alla Cultura, Comune di Piancastagnaio

 

Credo fortemente nelle contrade quali custodi di tradizioni, presidio di socialità, luogo dove si impara il valore del tramandare una storia che è di tutti. Donare queste opere alle vostre sedi significa affidarvi un impegno: custodire la memoria e, insieme, avere il coraggio di rinnovarla. Perché una comunità è viva solo quando tiene insieme le radici e il futuro.

Claudia Vagnoli, Assessore alle Contrade, Comune di Piancastagnaio

 

Questi stendardi ideati per Piancastagnaio e le sue contrade sono simbolo di scambio e unione. Da un lato, il Comune di Piancastagnaio ha aperto le porte della Rocca al lavoro di Francesca Banchelli, Francesco Carone, Rä di Martino e Namsal Siedlecki; si è messo in ascolto, insieme con la cittadinanza, di quei Mormorii, e in paziente osservazione di un’immagine, di un panorama di senso delineato attraverso la mostra. Dall’altro, gli artisti hanno ascoltato similmente, osservato similmente, non fermandosi al paesaggio, alla rocca, alla storia, ma avvicinandosi a quella comunità che li ha accolti. Ecco allora che questi pezzi di tessuto, decorati, preziosi, acquistano un senso nuovo, e possono diventare un un gesto perenne di reciproca generosità.

Mirco Marino / Curatore del Progetto Osservatorio.Mormorii

 

Il progetto degli stendardi d’artista sigilla un legame profondo tra l’arte contemporanea e l’anima identitaria di Piancastagnaio, trasformando la memoria storica del territorio in un terreno di creazione condivisa. Francesca Banchelli, Francesco Carone, Rä di Martino e Namsal Siedlecki si sono lasciati ispirare dai luoghi del borgo, dai valori e colori delle sue quattro Contrade, offrendo alla comunità uno specchio inedito in cui riconoscersi. La collaborazione delle maestranze locali alla realizzazione dei manufatti e la presentazione degli stessi, animata dai figuranti in un rituale collettivo già presente sul territorio, diventa l’occasione in cui il tessuto sociale incontra la visione artistica, sancendo un’alleanza culturale tra la comunità dei cittadini, la municipalità e gli artisti chiamati a relazionarsi col territorio. Queste opere, che entrano permanentemente a far parte del patrimonio del Comune, non sono semplici manufatti, ma simboli vivi di una rete territoriale che nell’arte ritrova il proprio senso di appartenenza.

Antonella Nicola / Organizzatrice e curatrice

 

 

Contrada Coro

Francesca Banchelli

Sole Nero.The space between two bodies it’s a body itself

 

“Sole Nero è nato in un momento flagellato dal ritorno delle guerre e genocidi, riflettendo sull’unione tra le persone e come questa possa far superare loro i momenti più bui della storia; il sole scuro indica i tempi drammatici in cui viviamo, un sole che invece di riscaldare getta un’ombra sulla Terra. L’immagine si collega allo spirito della contrada del Coro, simboleggiante la vittoria del popolo, se unito. Lo stendardo raffigura persone che sollevano e trasportano altre; un manifesto che rappresenta il popolo, ma è anche un ritratto più esteso dell’umanità. Sole Nero è rivolto al risveglio del popolo afflitto e dell’umanità messa in crisi dalle guerre negli ultimi anni; portato e innalzato dai cittadini vuole essere un invito al risveglio delle coscienze, al raccoglimento, alla forza e al calore umano. Un manifesto che dichiara che l’essere umano è fatto per curare l’altro, non per distruggerlo.”

Francesca Banchelli

 

Il dialogo tra l’immagine e il titolo dello stendardo di Francesca Banchelli e l’identità della Contrada Coro si rivela particolarmente interessante, quasi simbiotico. Entrambi i mondi mettono al centro un’idea monumentale: la forza salvifica del popolo quando si fa corpo unico per superare il buio della storia o per conquistare la vittoria.

La poetica di Francesca Banchelli, indaga l’essere umano colto nel flusso imprevedibile del tempo, di fronte alle crisi della storia. La pittura, grazie al ritmo del colore, è uno degli strumenti principali che utilizza per innescare riflessioni sulla convivenza, sulla memoria e sulla possibilità di nuove alleanze esistenziali.

Attraverso paesaggi fluidi e atmosfere sospese, l’artista mette in scena figure in transito o in attesa, simboli di una fragilità condivisa ma precorritrice di un tempo nuovo.

Il disegno realizzato da Francesca Banchelli per Coro nasce appositamente per il progetto degli stendardi per Piancastagnaio. Il titolo assume insieme la forza di un monito e di un motto: Sole nero richiama l’immagine nervaliana del “soleil noir de la mélancolie” — il verso di El Desdichado che Julia Kristeva pose a titolo del suo studio sulla depressione e la melanconia — mentre The space between two bodies it’s a body itself è una riappropriazione dello spazio umano. Il sole nero evoca un’eclissi, un buio passeggero in cui il sole viene coperto, ma che presuppone sempre un ritorno alla luce. Portato in alto dai cittadini di Coro, lo stendardo assume anche un valore pubblico, diventando un vessillo di resistenza poetica: l’umanità messa in crisi dalle guerre ritrova la sua maestosità - Vis Aquilae - stringendosi attorno ai propri simboli, camminando unita verso il risveglio e verso la vittoria. Il cuore di questa unione risiede nell’idea di comunità come scudo contro il dolore e come motore di vittoria. L’oro, che nella bandiera di Coro illumina l’Aquila maestosa e i fiori stilizzati, nello stendardo diventa il colore del risveglio: la luce che squarcia il nero, simbolo del calore umano e della Vis Aquilae che non si arrende all’oscurità.

Il tema proposto dall’artista sposa lo spirito di Coro, che simboleggia “la vittoria del popolo, se unito”: l’Aquila ad ali spiegate e il motto Vis Aquilae testimoniano la forza collettiva di un popolo pronto a vincere insieme, e il gesto del sorreggersi a vicenda ne è la traduzione visiva.

Il nero e il bordeaux, scelti dalla Contrada come sinonimo di forza e appartenenza, diventano nell’opera lo sfondo cromatico ideale per evocare l’ombra dei tempi drammatici e l’energia vitale.

Il sottotitolo, “lo spazio tra due corpi è un corpo esso stesso”, trova una ulteriore corrispondenza fisica nel territorio della Contrada: i bracciali che ne costellano le vie — ciascuno con lo stemma di una famiglia — illuminano i momenti di festa: lo spazio tra le case dei singoli cittadini viene letteralmente riempito e unito da questa rete di luce, che trasforma le abitazioni in un unico corpo sociale. E ancora la Piazza del Popolo, cuore pulsante delle notti paliesche, luogo dell’incontro e dello scontro rituale con la rivale: là la densità dei corpi dei contradaioli crea un’energia unica, lo spazio vuoto scompare e la comunità si fa carne, voce e coro.

La cura dell’altro e il mantello del Santo. Un legame spirituale potentissimo emerge poi ancora dalla figura del patrono di Coro, San Martino, e dalla topografia della Contrada (Via del Coro, la via delle processioni). San Martino di Tours evoca universalmente l’iconografia del soldato che taglia il proprio mantello per donarlo a un povero infreddolito: un gesto che si collega perfettamente al messaggio dello stendardo - che proclama il dovere di curare, proteggere e sollevare l’altro - e con la filosofia di Coro, che trova nell’unione, la forza. Il popolo di Coro, sfilando sotto lo stendardo il 21 giugno, rinnova questo antico patto di protezione reciproca e slancio vittorioso.

 

 

Contrada Castello

Francesco Carone

L’ostrica

 

“La prospettiva gotica con cui ho duplicato a specchio una corona, ha fatto coincidere il davanti dell’una con il retro dell’altra - e viceversa - descrivendo così una mandorla; un varco anch’esso duplice.“

Francesco Carone

 

Nell’universo espressivo di Francesco Carone la creazione artistica è quasi sempre preceduta, o segretamente abitata, da una matrice letteraria: un testo non scritto, un mito o un’architettura di parole che si fa carne visiva attraverso il simbolo.

L’opera tessile concepita da Francesco Carone per l’Imperiale Contrada Castello si concentra su una raffinata architettura di segni araldici e letterari, ricollegandosi simbolicamente, poeticamente e formalmente con le qualità e i colori espressi nello statuto della Contrada, ma anche con l’opera scultorea realizzata in occasione della mostra Osservatorio.Mormorii: una corona dorata di grandi dimensioni installata sulla cima di uno dei quattro cipressi che custodiscono la soglia della maestosa Rocca Aldobrandesca, in un gesto che riconnette la terra al cielo in un cortocircuito poetico. Il cipresso, albero della persistenza e della solennità, diventa l’insolito e vivente fusto regale su cui poggia l’emblema regale che dichiara la natura quale sovrana eletta.

La corona - che troviamo raffigurata anche nello stemma del rione - è soggetto primo anche nel vessillo progettato dall’artista: sul profondo campo verde - colore del cipresso, della natura e dell’aria boschiva intorno a Piancastagnaio, ma anche della speranza radicata nella terra e della filosofia di Castello - si dispongono due corone dorate. Nel loro guardarsi, quasi cercassero un rispecchiamento o un bacio formale, circoscrivono e generano uno spazio vuoto al loro interno, una mandorla di un rosso vibrante. Questo spazio ogivale, che nella grande tradizione iconografica medievale e bizantina cinge i corpi divini o segna la soglia del sacro, si fa qui fulcro visivo ed emotivo. È una geometria della custodia, un grembo di pura luce rossa dove pulsa il sangue vivo del rione e dove trova una traduzione concreta e nobile anche l’impegno della Contrada nella donazione del sangue, che trasforma il concetto astratto di solidarietà in un dono vitale. In questo vuoto protetto, rosso come l’energia vitale, pulsa l’identità di un popolo che sa essere baluardo protettivo ma anche forza generatrice.

La corona è impreziosita da perle, sulle punte, e non da gemme. A differenza di queste ultime, che nascono nelle viscere della terra da una pressione minerale, le perle hanno un’origine biologica e sono il risultato di un processo vitale: nascono all’interno di un essere vivente - l’ostrica - per difendersi da un elemento estraneo - un granello di sabbia. L’ostrica secreta la madreperla per racchiudere e neutralizzare il corpo estraneo che la disturba. La perla nasce quindi da una ferita. Simbolicamente, questo rappresenta la capacità di trasformare il dolore, la fatica o l’impurità in qualcosa di prezioso, luminoso e immacolato. È il trionfo della bellezza e della luce che sorgono dall’oscurità e dalla ferita.

L’ostrica vive protetta da un guscio calcareo, duro e sigillato. La sua essenza ritrova e mostra le stesse qualità di una fortezza e, in questo caso, l’anima originaria della Rocca Aldobrandesca. L’antico motto della contrada, “In Castro Securitas” incarna perfettamente questa spinta alla difesa. Per dare alla luce la perla e offrirla al mondo, quel guscio deve necessariamente aprirsi. All’ombra della Rocca Aldobrandesca e delle imponenti pietre che dominano la parte alta del centro storico di Piancastagnaio, il tempo, che inizialmente vide la fortezza come strumento di difesa del territorio, oggi ne presenta un aspetto differente, che pone la difesa delle qualità e dei diritti dell’individuo come aspetti fondamentali per l’armonia di una collettività. L’attività svolta dalla Contrada a favore della comunità è la testimonianza della trasformazione generativa dell’elemento estraneo, in perla. Una vocazione all’ascolto che richiama direttamente lo spirito del patrono, San Filippo Neri, il santo della letizia, dell’educazione giovanile e della dedizione verso gli ultimi.

Le perle diventano il simbolo della resistenza e della trasmutazione spirituale, della trasformazione dell’intruso o del “corpo estraneo” in opportunità. La mandorla generata dall’incontro delle due corone riflette lo spirito inclusivo, generoso e fecondo dei Soci e dei suoi gruppi generazionali, nelle attività aperte alla comunità e ai temi sociali urgenti. La corona non incorona più un monarca, come unico sovrano eletto, ma, sdoppiandosi, eleva a sovrana la memoria stratificata della comunità che abita quei territori.

Lo stendardo e la scultura di Francesco Carone offrono così al Castello non un semplice fregio, ma una metafora visiva della sua stessa anima.

 

 

 

 

Contrada Voltaia

Rä di Martino

Allunati (Voltaia)

 

“L’immagine si concentra sui paesaggi lunari per esplorare l’immaginario che circonda la luna: non scene di un’epica conquista, ma gesti quotidiani avvenuti da qualche parte, in un determinato momento, sulla Terra. I personaggi in silhouette, disegnati ed esaltati dalla foglia d’oro, suggeriscono allo spettatore un’attività ordinaria, come preziose ombre umane sulla luna. La normalità dei soggetti, unita alla pacata quiete dei paesaggi lunari, si collega ai bisogni di molti di noi oggi: la speranza di un futuro più sereno e accessibile, in contrapposizione alla complessità e all’incomprensibilità del presente.”

Rä di Martino

 

 

Tratta dal corpus fotografico Allunati, realizzato nel 2020, l’immagine scelta per lo stendardo mostra i contorni della figura di Sophia Loren — custode di una memoria terrestre — che abita, quasi fluttuando senza gravità, la superficie lunare. È una raffigurazione che innesca una fitta rete di cortocircuiti visivi e filosofici, tipica della poetica di Rä di Martino, la cui pratica si muove da sempre sul confine tra realtà e finzione, decostruendo l’immaginario cinematografico e i simulacri della memoria collettiva attraverso l’uso di materiale d’archivio. Applicando questo principio di sradicamento e risignificazione, l’artista proietta nel vuoto cosmico l’incarnazione stessa della carnalità neorealista, smaterializzandola e trasformando la «stella» del cinema in un archetipo celeste, simbolo dei legami atavici tra la Luna e il femminile. L’attrice, associata a ruoli di donne del popolo, madri e lavoratrici — corpi solidi, ancorati alle passioni e alla polvere della Terra — non è ritratta in una posa trionfale da red carpet, ma in un gesto quotidiano che perde la propria contingenza storica per assurgere ad archetipo. Grazie all’uso alchemico dell’oro la normalità viene sacralizzata: un gesto ordinario, rivestito d’oro e isolato sulla Luna, diventa un monumento alla fragilità umana, e Sophia Loren si fa ambasciatrice di tutti i gesti minimi che gli esseri umani compiono ogni giorno.

Il legame con la Contrada Voltaia è immediato. La celebrazione della “normalità” e del lavoro umano risuona con la storia del territorio: vie come via dei Fabbri o via dei Canapaioli testimoniano l’antica presenza di botteghe artigiane dove si lavoravano ferro, legno e canapa. Come l’artista isola e rende eterno un gesto comune sulla Luna, così lo stendardo celebra la memoria del lavoro manuale del borgo, trasformando la fatica quotidiana del passato in valore poetico imperituro. Il gesto quotidiano ripetuto ed eseguito con cura e dedizione, diventa sacro e ha carattere regale. L’oro che l’artista porta sullo stendardo sacralizza i gesti umani, ma nel contempo si sposa con l’oro teologico della gloria di Maria, l’Assunta, colei che viene sollevata al cielo nella gloria, la custode ultraterrena a cui i contradaioli affidano la propria fatica e le proprie speranze.

Nella grande tradizione pittorica, a partire da quella medievale e bizantina, l’oro non veniva usato come simbolo di ricchezza materiale, ma come metafora della luce divina e dell’invisibile e l’Assunta è quasi sempre ritratta circondata da una “mandorla” di luce dorata mentre sale verso il Paradiso. L’oro trova compimento mistico nella luce della Madonna dell’Assunta e, di conseguenza, il riflesso della protezione mariana.

L’identità di Voltaia si radica tra questa dimensione celeste e la fermezza della sua terra, riassunta nello stemma rionale: un arco di pietra, solido, a protezione di una quercia rigogliosa. Sotto le fronde di questo albero monumentale prende vita il motto del popolo, “Sub Quercu Viribus Unitis” (Sotto la quercia con le forze unite). Una comunità che si ritrova in un unico corpo etico, dove lo sforzo del singolo acquista maggior valore proprio perché si fa portavoce dell’insieme. Sotto la protezione della quercia, le forze si uniscono in un mosaico di mutuo soccorso e cooperazione, perché il lavoro di ciascuno è indispensabile alla sopravvivenza e alla bellezza del collettivo.

Un ulteriore elemento unisce la Luna degli Allunati alle storiche Fonti di Voltaia: la Luna appare silenziosa, come recitano alcune delle più belle opere poetiche di tutti i tempi, da Beaudelaire, fino a Dickinson, Borges e Ungaretti. In “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” di Leopardi all’immagine della luna è affiancata a quella del pastore, che la interroga al rientro del suo lavoro quotidiano, sperando che quel silenzio custodisca una risposta alla complessità del presente. Ci proiettiamo, nel nostro immaginario, su quella superficie silenziosa e pacata, custode di segreti e memorie. “Alluniamo”.

E, a sua volta, a specchio, la Luna si volge a noi, trovando completamento nel riflesso argenteo sulla superficie dell’acqua. L’acqua diventa il corrispettivo terrestre del paesaggio lunare e a sua volta luogo di sosta, riflessione e memoria che attraversa i tempi.

A Voltaia, il fulcro della memoria idrica e sociale è rappresentato dalle storiche Fonti, recentemente restaurate: un patrimonio importantissimo che testimonia la ricchezza della comunità e che, ancora oggi, lega cielo e terra.

 

 

 

Contrada Borgo

Namsal Siedlecki

Costellazione

 

“I punti dorati che punteggiano il blu nascono dal disegno della grata del confessionale, soglia discreta tra il peso della colpa e la ricerca del perdono. Da quei fori passano voci, segreti e umanità. Nello stendardo, quell’antico motivo si fa memoria condivisa e simbolo di comunità.”

Namsal Siedlecki

 

 

L’opera che Namsal Siedlecki ha pensato per la Contrada di Borgo nasce da un gesto di archeologia spirituale e antropologica: il recupero delle antiche grate dei confessionali. 

In questo caso, la grata è quella all’interno della Chiesa della Madonna delle Grazie, il luogo che custodisce il baricentro emotivo e spirituale del rione, non semplicemente un monumento della fede, ma un intimo crocevia di raccoglimento e di passaggio, di devozione e di appartenenza condivisa.

Storicamente, queste partizioni lignee o metalliche trovano la loro codificazione rigorosa nell’età della Controriforma, con le istruzioni di San Carlo Borromeo del 1577, pensate proprio per istituire una distanza, una “soglia discreta” e protettiva tra il sacerdote e il penitente.

Siedlecki, la cui ricerca da sempre indaga le metamorfosi della materia e i processi in cui la forma emerge dalla ripetizione e dal tempo, compie qui una transizione cruciale: recupera ed estrapola la dimensione poetica della grata, che funge da diaframma attraverso cui il segreto si fa soffio, la colpa si depotenzia nel sussurro e il volto, parzialmente sottratto alla vista, rinuncia alla sua dimensione pubblica per farsi pura voce, nudità dell’anima. Successivamente, l’artista spoglia la grata dalla sua originaria funzione di barriera, la ingrandisce e ne estrae la forma, geometrica e simbolica, rinunciando alla figura per affidarsi al puro ritmo del pattern. Quei fori, un tempo custodi di solitudini e confessioni individuali, vengono ribaltati sul tessuto dello stendardo, trasformandosi da architettura dell’intimità a manifesto della collettività.

In questo passaggio formale, la visione dell’artista sposa geometricamente i valori e la terra di Borgo. Siedlecki traduce l’identità della Contrada in una grammatica essenziale di segni: un campo blu solcato da una fitta semina di punti gialli, una costellazione in cui ogni elemento conserva la propria individualità e tuttavia esiste soltanto nel ritmo dell’insieme. È la cifra esatta di una comunità: non massa indistinta, ma moltitudine di presenze singole, tenute insieme da una misura condivisa. La trama di punti individuali che fanno comunità, trova una perfetta eco anche nella geografia stessa della Contrada di Borgo, un insieme stratificato di spazi fisici e morali. Come i fori della grata lasciano intuire lo spazio oltre la soglia, così il Parapetto si fa affaccio sul mondo; le Logge e le Piazzole accolgono l’incontro quotidiano; il Palazzo Bourbon Del Monte custodisce il segno del potere storico, mentre la Pietra Cupa resta memoria dura e silenziosa. Al centro di questa costellazione si pone La Fontanella, l’elemento idrico che lambisce la Chiesa della Madonna delle Grazie e la Porta monumentale, la cui acqua, attraverso il rito del Battesimo contradaiolo, segna il passaggio dell’individuo, da unità singola a cellula di un corpo collettivo. I colori della Contrada — il giallo e il blu - evocati nei punti e nel fondo in un dialogo di contrasti luminosi, diventano puro pattern cromatico e geometrico, composizione astratta ma, nel contempo, contengono nella loro struttura ed essenza, tutta la complessità dei riferimenti simbolici che l’artista ha chiamato in causa. Ma anche la terra e il cielo, la luce e l’aria, lo spazio aperto entro cui i punti si dispongono come case lungo le vie del Borgo, o come fuochi nella notte di festa. Questo stendardo non racconta una storia fissa, ma offre una forma alla compresenza: lo stare insieme, semplicemente, di molti.

Il motto della Contrada Borgo, “Ad Maiora Versus”, che trova il suo emblema nel Cavallo Rampante, racconta di una tensione costante verso l’alto, un desiderio di superamento che non è promessa astratta, ma movimento continuo. È la dinamica di un popolo che non si definisce soltanto per diritto di nascita, ma per aderenza e scelta volontaria, accogliendo l’altro in un riconoscimento reciproco sancito dalla presenza e dal rito. È la stessa spinta verso l’alto, l’elevazione, nel superamento ideale e formale, che l’artista ricerca sempre nel suo lavoro, insieme all’etica del rigore, della forza discreta, del lavoro paziente e del silenzio, che l’artista richiama costantemente nel suo operare. Qualità che trovano ulteriori legami con Borgo e con la figura di San Giuseppe, Patrono della contrada, custode silenzioso e operoso.

 

 

 

 

Ringraziamenti

 

Il Comune di Piancastagnaio; Franco Capocchi, Sindaco; Pierluigi Piccini, Assessore alla Cultura; Claudia Vagnoli, Assessore alle Contrade; Mariagrazia Sacchi, Ufficio Cultura; Elena Santelli, Ufficio Cultura; Alessio Morganti, Ufficio Tecnico

Pro Loco Piancastagnaio, Melania Piccini, Serena Renai

I Presidenti di Contrada: Simone Visconti, Contrada Borgo; Claudio Renai, Contrada Castello; Alessio Buoni,Contrada Coro; Stefano Battaglini, Contrada Voltaia.

E le Contrade: Borgo, Castello, Coro, Voltaia.

I partner e professionisti che hanno lavorato con noi: Gori Tessuti & Casa; Bottega Toscana; Rossella Lari.

Inoltre: Saretto Cincinelli; Cristiano Coppi; Piano Design e Simone Fantozzi; Gif Studio e Ginevra Fatarella; Luigi Fioriti; Quadricroma srl (Bologna); Ristorante Anna con Daniela Nocchi, Claudio, Manuela e Pino Sbrolli; Sergio Risaliti.

 

Gli stendardi sono stati realizzati grazie alla preziosissima collaborazione di due aziende professioniste nel campo dei tessuti e della lavorazione che ci hanno aiutato: Gori Tessuti & Casa, un’azienda fondata alla fine degli anni ‘40 da Giuliano e Giuseppina Gori. Tuttora gestita dalla famiglia, ha oggi anche ampliato e rinnovato la sua già importante attività, unendo alla ricerca e commercio del tessuto una sezione dedicata all’arredamento etnico proveniente da tutto il mondo. La famiglia Gori ha sempre rivolto una grande attenzione all’arte, sostenendola e collezionandola, a partire da Giuliano Gori, che ha dato vita alla importante Collezione di Arte Ambientale della Fattoria di Celle. Un sentito ringraziamento all’azienda per lo spirito dinamico che la caratterizza, a Paolo Gori per la disponibilità ad accogliere il progetto, a Tommaso Gori per l’attenzione e a Simone Gori per la consulenza e la cura nella ricerca dei tessuti.

Bottega Toscana, una bottega artigianale nel cuore di Piancastagnaio, dove tradizione e innovazione si incontrano per dare vita a creazioni e accessori in pelle di alta qualità. Un ringraziamento a Stefania Leahu e Claudio Annesi per il loro prezioso lavoro di realizzazione degli stendardi, la professionalità e la capacità di mettersi a disposizione e trovare valide soluzioni nei lavori proposti. Rossella Lari, restauratrice d’eccezione da oltre 40 anni, lavora al servizio di istituzioni civiche e statali per il restauro di importanti opere d’arte, a partire dai grandi Maestri del Rinascimento. Un ringraziamento speciale per il costante entusiasmo con cui affronta ogni nuovo lavoro, per la sua capacità di entrare in sintonia con le opere e i committenti e per aver voluto mettere la sua grande esperienza a servizio di questo progetto.

 

 

STENDARDI

per Piancastagnaio

Francesca Banchelli / Contrada Coro

Francesco Carone / Contrada Castello

Rä di Martino / Contrada Voltaia

Namsal Siedlecki / Contrada Borgo

Testi e cura

Antonella Nicola

 

Nell’ambito della mostra

OSSERVATORIO. MORMORII

Francesca Banchelli, Francesco Carone

Rä di Martino, Namsal Siedlecki

A cura di

Mirco Marino

In collaborazione con

Antonella Nicola

Rocca Albobrandesca, Piancastagnaio

28.03 - 31.08.2026

 

Ultima modifica: martedì, 14 luglio 2026

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